CRITICI D'ARTE

Critici d'Arte

LORENA GAVA

Nell'atelier di Letizia Borelli

A nord di Roma, immerso nella campagna romana, l'atelier di Letizia Borelli è uno spazio vivo, un luogo speciale dove le idee prendono forma e sostanza. C'è il sapore delle antiche botteghe rinascimentali, il colore, anzi i colori della materia perché Letizia, lavora il marmo, il ferro, il vetro, l'argilla, l'oro e le pietre. Usa acrilico, acquarello, tecniche miste per dipinti di grandi e piccoli dimensioni che vibrano nelle sciabolate di luce e di pigmenti.
In un continuum visivo in cui non c'è separazione tra opere bidimensionali e sculture, tra oggetti estetici di imponenti volumetrie e gioielli di raro cesello, lo sguardo si perde nei labirinti della creatività e della bellezza. Vige la gioia del saper fare, all'insegna di una sapienza delle mani che è consapevolezza, tenacia, passione. Lo studio-laboratorio di Letizia Borelli è un susseguirsi di scoperte, di realizzazione uniche: tavoli in vetro sorretti da basamenti scolpiti accolgono sedie d'autore, autentici troni disegnati secondo geometrie pure, essenziali, in un incontro magico di pieni e di vuoti. Lampade, specchi, vasi in ceramica, porte in ferro e vetro decorate con linee sinuose e racemi fitomorfi di ascendenza art nouveau, alimentano sorgenti visive che sembrano - ma forse lo sono davvero- inesauribili. Nulla resiste ad una mente fervida e versatile, ad un'urgenza espressiva che non conosce sosta, che passa con disinvoltura dalle composizioni di tessere musive alle tele monocromatiche di ampio respiro.
Dell'atelier di Letizia Borelli, colpisce innanzitutto l'ampiezza delle stanze, tutte comunicanti e tutte vicine agli ambienti di lavoro che ospitano i forni del vetro e della ceramica, le aree destinate alla modellazione del marmo, della pietra, del legno. Si respira il piacere della condivisione, della contemplazione di vari saperi e di molteplici maestranze che nel tempo hanno trasmesso alla nostra artista le proprietà dei materiali e i segreti delle tecniche.

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Lorena Gava<br>Critico e Storico dell'Arte - Docente di Storia delle Arti Visive

Carlotta Proietti

FRAMMENTO D’INTERVISTA PRESSO L’ATELIER LETIZIA BORELLI

“Si dice spesso che un luogo rappresenta la persona che ci vive e ci opera, ed è molto difficile cogliere un personaggio poliedrico cosi, in pochi minuti. Molti di voi sanno già che Lei è una Designer, una Pittrice, una Scultrice, una Ceramista, una Psicologa, un Insegnante e anche un Imprenditrice e una Maestra di tutte queste discipline. Però soprattutto è un’intelligenza viva e brillante capace di rappresentare il suo tempo lasciando un segno profondo.

Con la grazia femminile e la potenza del suo Animo centripetando ed esternando tutta la bellezza che si può scorgere in questa esistenza.

Attraverso la sua arte – materica, figurativa, astratta – ci accompagna nel metafisico con una visione esistenziale umanistica e della vita, e dell’arte.

Arte dal latino ars come fuoco che brucia, come espressione prometeica dell’umano che vuole accedere alla conoscenza non soltanto materiale ma metafisica.

La scelta di materiali naturali, di tecniche antiche di lavorazione, attraverso le mani dell’uomo. Tutto questo è Letizia Borelli.

Attrice e Cantautrice<br>Anno 2019

Vittorio Sgarbi

Letizia Borelli, “Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas”, scriveva Sant’Agostino. Parole che sembrano risuonare nel cammino artistico di Letizia Borelli, instancabile esploratrice.

Lei, artista poliedrica, curiosa e tenace, attraverso la sua sensibilità e i suoi studi, si propone di compiere un viaggio all’interno del proprio essere, per liberare la creatività più pura, che riporta sulla tela con compiutezza. Nata a Marino, Borelli oltrepassa presto il confine che divide quella ristretta realtà da tutto il resto. L’istinto di scavalcare le mura, d’intraprendere percorsi arditi, di andare oltre ad apparenza e schemi imposti sarà il leitmotiv della sua esperienza e crescita artistica.
Diplomatasi all’Accademia di Roma, Borelli, non sazia, si addentra in altri rami del sapere. Si riscopre interessata alla struttura della materia e, in particolare, sceglie di approfondire le lavorazioni del vetro, del metallo e del legno. Per accorgersi poi che la sua ricerca deve spingersi oltre, al di là della mera materia e approda così alla psicologia. Da lì si avvicina all’Ontopsicologia, che pone al centro delle sue ricerche l’essenza della creatività, creduta insita in ogni uomo; quindi nell’OntoArte, rimanendone affascinata.

Padrona di diversi linguaggi, l’artista rinasce continuamente per dar libero sfogo alla sua creatività. Con estrema cura verso il dettaglio e preparazione tecnica, si muove tra il figurativo e l’astratto, tra il vetro e il metallo, tra la ceramica e la tela; talvolta osa, accostando diverse scuole e diversi materiali, con risultati di assoluta armonia. Il 1990 la vede protagonista a Palazzo Valentini, a Roma; negli anni a seguire partecipa a numerose mostre in Italia e all’estero, fino anche a Tokyo nel 2009.

Borelli cattura attimi di eterna quiete. La natura, spesso così sublime, irruenta, rumorosa, appare domata e silente, quasi statica, nelle sue tele; come uno scatto rubato a chi pensa di non essere osservato. Silenziosa e delicata, incorniciata da un’umida foresta, ci appare la cascata, come se trasportasse candida polvere; nella foresta il maestoso cervo si muove nel chiarore di una fredda mattina, nulla turba il suo risveglio. Diverse, ma altrettanto degne di nota per originalità e forza comunicativa, sono le sue commistioni di corpi atletici e linee nette che ne accompagnano e sottolineano i movimenti slanciati fin fuori la tela, come emblemi della forza del loro spirito.

Professore, Critico e storico dell’arte<br>18 Dicembre 2013

Sabrina Falzone

Commento critico della Dott.ssa Sabrina Falzone

in occasione del “Salon Art-shopping” presso le Sale du Carrousel du Louvre a Parigi

L’ECLETTISMO DI LETIZIA BORELLI
Nella ricerca di un elegante equilibrio tra ricerca formale e creatività materica, l’espressione artistica di Letizia Borelli raggiunge un perfetto connubio tra l’astrazione segnica e la rappresentazione figurativa.
Mediante uno stile eclettico l’artista romana manifesta l’urgenza interiore di comunicare la necessità di una dimensione etica e spirituale, che nelle sue opere si rivela nella tensione del movimento corporeo.

Lo spessore interiore di Letizia Borelli affiora dalla danza del colore e della figura fino ad esprimersi nell’eccellenza della luce in relazione allo spazio.

Il linguaggio universale della sua pittura appare contrassegnato dall’emozione cosmica e da una riflessione intellettuale sull’esistenza umana, alla quale si affianca un temperamento artistico sincero e libero: è, infatti, la libertà espressiva di Letizia Borelli a
condurci verso un’esigenza di sintesi.

L’autrice approda così ad una poetica dell’essenza.

Critica e storica dell’arte<br>25-27 Ottobre 2013

Donato Conenna

Critica del Dr. Donato Conenna in occasione del Premio Ambiente Special di Teano

Il post-moderno ha delle regole non scritte, ma intuite, emblematizzate, significate da una congerie di oggetti e aggetti che, almeno in arte, come in filosofia, sono immediatamente riconoscibili.

C’è una illuminante frase di Nietzsche:” L’unica possibilità di mantenere un senso al concetto di tutto starebbe nel concepirlo come stato massimale dello sviluppo del vitalismo” (Frammenti postumi 1887-88).

Tradotto in linguaggio artistico, il tutto è appunto lo sviluppo vitalistico, senza obblighi di appartenenza stilistica, dove un angelo barocco può convivere con una anodina lineazione metalmeccanica, senza che per questo, la dicotomia temporale e stilistica desti scandalo.

È lo schema dell’assenza di schemi, dove tutto il positivo formale e informale viene rimesso in gioco con regole, sensi e parole, che non prevedono regole. È la visione (una delle) del post, come nelle opere di Letizia Borelli, libere di essere libere, nell’affermare il primato della genìa dell’unicità sul Programma precostituito, sovietizzante, di omologazione forzata, da catena di montaggio. È la rivincita del modello di sviluppo entropico dell’uomo, avverso al sistema dell’uomo androide globale, comandato da schede perforate.

Dott. e Critico d’arte<br>Anno 2011

Bruno Rosada

Critica pubblicata sul catalogo della mostra d’Arte Contemporaneo Italia-Espana “La Reflexion del hoy”

La gradevole organizzazione delle forme e dei colori, il richiamo al paesaggio di “Intimo spazio dell’anima”, fanno di Letizia Borelli una pittrice ricca di implicazioni e di significati.

Si realizzerà nell’uso della linea a fini pittorici che mostra chiaramente di uscire dalla sua categoria competente, il disegno, per usurpare un ruolo che finora non le era stato concesso.

L’effetto pittorico nasce poi dall’intersecarsi vario e diverso di tre fattori, lo sfondo, il gioco dei riquadri, le forme all’interno dei riquadri. L’occhio esperto non mancherà di trovare dietro la bellezza delle sue opere un meccanismo di pensiero, scoprirà che quelle forme e quei colori costruiscono una forma simbolica.

Il quadro ragiona, ed è un ragionamento duplice, in cui l’opera dissimula e svela la sua verità: una verità che si offre allo sguardo del lettore per essere trasformata in una sorta di collaborazione.

Il lettore di quel testo non può restare sprovveduto, deve metterci di suo perché la sua comprensione possa essere intera, totale. Da questo momento in poi l’astrazione cessa, dopo aver manifestato tutta sé stessa, e la forma cede il posto al significato, la vita, costituta da sequenze di eventi.

Professore, Filologo, critico letterario e critico dell’arte<br>Madrid Marzo-Aprile 2011

Bruno Rosada

Critica pubblicata sul catalogo internazionale d’Arte Contemporanea “Europa in Arte” (2010/2011)

edito dalla Platinum Collection Snc e presentato dal Prof.Vittorio Sgarbi.

La “filosofia” dell’artista, rappresentata nei suoi quadri in un contesto in cui la dimensione pittorica risulta essenzialmente concettuale, ci aiuta a meglio comprendere le sue opere, che presentano livelli diversi di lettura, talvolta divergenti, e anche ci aiuta a comprendere meglio la contemporaneità, che è un momento in cui la storia fa gorgo e si attorciglia, cui Letizia Borelli è particolarmente sensibile.

Il primo livello è il più ingannevole, perché è fatto di pura pittura… fanno di Letizia Borelli una pittrice ricca di implicazioni e di significati, già in maniera piuttosto evidente. E si realizza nell’uso della linea a fini pittorici, una linea per lo più sinuosa, che mostra chiaramente di uscire dalla sua categoria competente, il disegno, per usurpare un ruolo che finora non le era stato concesso. L’effetto pittorico nasce poi dall’intersecarsi vario e diverso di tre fattori appunto, lo sfondo (anzi gli sfondi: a volte più d’uno nello stesso quadro). C’è un significato in questo, o meglio una allusione: il concetto matematico di insieme, che si sviluppa organizzando una serie di paradossi e delle contraddizioni dell’esistenza.

E l’occhio esperto che sappia però diffidare della bellezza, non mancherà di trovare dietro la bellezza delle sue opere un meccanismo di pensiero, scoprirà che quelle forme e quei colori costruiscono una forma simbolica. E i simboli vanno decifrati.

Emerge allora il secondo strato, la struttura del testo, la sua organizzazione argomentata: il quadro ragiona, ed è, a questo livello, un ragionamento duplice, in cui l’opera dissimula e svela la sua verità: una verità che si offre allo sguardo del lettore per essere trasformata in una sorta di collaborazione. Il lettore di quel testo non può restare sprovveduto, deve metterci di suo perché la sua comprensione possa essere intera, totale. L’astrazione cessa, dopo aver manifestato tutta sé stessa, e la forma cede il posto al significato, la vita, costituita da sequenze di eventi.

Molta pittura si preoccupa di rappresentare le “cose”, ma l’evento trova per lo più scarsa attenzione. Letizia Borelli vede nell’evento l’essenza della realtà materiale, che non si lascia ridurre alla finzione dell’arte, perché così perderebbe il suo impatto con l’esistente, limitandosi ad indagare sé stessa. E quindi quanto più è gradevole la sua arte, tanto più si svela dotta, “filosofica”. Non che il significante non abbia importanza (non per niente “significa”): però c’è sempre precisa la consapevolezza che si tratta di un mezzo; un messo potente e a volte prepotente, da tenere a bada.

Professore, Filologo, critico letterario e critico dell’arte<br><br>Madrid Giugno 2011

Beppe Palomba

Critica pubblicata sul catalogo in occasione della mostra collettiva “Vie di Fuga”

“Silenzio Metafisico” (2005)

Non si può con un’artista del calibro della Borelli affrontare un discorso meramente tecnico e descrittivo senza cadere in toni encomiastici.
Ma nemmeno ci si può esimere dal tributare omaggio a una maestria che non offusca una limpida ispirazione e che anzi moltiplica l’effetto emozionale dei suoi lavori. Un senso di infinito, di grandezza e insieme la percezione della fragilità dell’Uomo che trova la via di fuga nell’immensità di un colore magico.

Critica di Beppe Palomba in occasione del Sorrento Art Contest:
“Certamente la peculiarità di questa dotatissima Artista risiede nella capacità di passare da un’espressione all’altra con estrema facilità ma sempre con notevole professionalità La tecnica ineccepibile, l’ispirazione costante, la padronanza dei linguaggi le consentono di esercitare stili e senza rimanere contaminata, ponendosi così in una situazione di alterità che, senza condizionamenti tecnici, le lasciano il bene assoluto di una totale libertà creativa.

Curatore d'Arte, Musicista e Cantautore<br>Castel dell’Ovo (Na) Novembre-Dicembre 2009

Mario Parracciani

Critica in occasione della mostra personale di pittura “Direzione, Movimento, Espansione”

MUSA

La storia dice che i Greci erano un popolo di navigatori. Infatti, a quei tempi, i loro navigli approdavano in tutti i lidi. Tanto che, facendo concorrenza agli stessi Fenici, portavano la loro arte ovunque. Arte ed educazione impartivano a tutti i popoli che vivevano nel bacino del Mediterraneo, compresi gli stessi Etruschi.

Tutto questo grande “esploit”, che durò decenni, era causato dal loro paese, troppo montagnoso, con poco spazio, e dal mare azzurro ed immenso che avevano davanti il quale rispecchiava il cielo.

Il loro animo tranquillo ed assorto alla meditazione li spinse a creare dei vascelli per comunicare con gli altri popoli.

In effetti con i nostri “geni”, come dice il famoso scienziato americano Dulbecco, siamo figli dei nostri antenati.

Questa breve storia che ho raccontato, forse molto semplice, ma allo stesso tempo concisa e significativa, è la storia di Letizia Borelli.
Per lei la società in cui vive è troppo semplice ed angusta e per ragioni di “vita” deve comunicare con altri popoli forse del futuro e per questo crea nuove forme di luce che solcano lo spazio infinito.

Se la cultura è conoscenza, noi diremo che ella con le sue forme cerca di costruire un trampolino di lancio verso un’espressione artistica che altre generazioni elaboreranno in altra maniera poiché tutto è concatenante e l’arte non può morire.

Tutto questo avviene con una volontà ferrea ed encomiabile che data la sua giovane età la porterà di sicuro al successo finale.

Professore, Critico e storico dell’arte<br>Roma (Palazzo Valentini) Novembre 1990
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